Il Simposio “Pasculli100”

Articolo pubblicato sul numero 1 della RIVISTA ITALIANA DELL’ANCIA DOPPIA – Gennaio 2025

Un momento magico di ricerca e condivisione Lugano, 20-22 settembre 2024 di Omar Zoboli

Partenza in velocità, tanti anni fa!

Avevo circa 14 anni quando per la prima volta aprii un volume di studi il cui titolo era: A.Pasculli: “15 Capricci a guisa di studi“. Quindi i “15 Capricci“ di Rode, venivano usati da Pasculli come „Studi“ per oboe. Forse al conservatorio di Palermo in cui Antonino era stato internato da bambino, orfano, insieme al fratello, non trovò di meglio che mettersi a studiare le cose che Gaetano suonava sul violino? E io, adolescente, a mia volta, mettendo con il mio metronomo Maelzel il peso su 120, il metronomo dato da Pasculli (e Rode) per il primo capriccio, col mio oboe Incagnoli (sistème conservatoire-Prestini) mi accorsi che quella velocità era qualcosa di quantomeno strano ed estremo.

Tentando di suonare seguendolo, ero sempre indietro, almento per le prime battute, fino che poi naturalmente, quando rallentava grazie allo scaricarsi della molla, finalmente per un po ‘ riuscivo, salvo poi a slargare rallentando esageratamente! Dunque come dovevo considerare l’indicazione: a molla carica completamemnte o media? Oppure? Escogitai un trucco: ascoltare un po ‘ il metronomo, fermarlo, e poi andare il più veloce possibile.

Così più o meno me la cavavo, salvo poi riascoltare, dopo essermi fermato, e rendermi conto che, ero sì veloce, ma non certo quanto Pasculli prescriveva. E così avanti con tutti i capricci, ad eccezione forse del terzo in cui, arrancando molto, e inseguendo… sfioravo quasi questo stranissimo „Comodo“ , che tanto comodo, in semicrome a 126, non è. Forse era riferito all’ arco del violino di Rode che doveva essere tirato per lunghi tratti, al contrario dei movimenti convulsi del primo capriccio tutto staccato e con trilli vari tutt’ alro che comodi, ma pur sempre „moderati“?

Otto anni più tardi ero riuscito ad accedere alla classe di Holliger a Freiburg in Breisgau, e un bel un giorno un compagno di studi ebbe l’idea di suonare a lezione “Le Api“ che aveva ricevuto da Holliger (che a sua volta lo aveva avuto da Jimmy Brown) e studiato per un mese ore e ore al giorno, e che tutti riconoscevamo passando davanti alla sua camera nella casa dello studente. In effetti il collega australiano molto simpatico, Jeff Crellin, se la cavava piuttosto bene con la respirazione circolare, e il pezzo grazie anche all’ accompagnamento straordinario scritto da Pasculli mi suonò realmente impressionante, nella sala grande durante un saggio. Un dettaglio di cui mi accorsi, più tardi ascoltando la registrazione sul mio apparecchio a cassette e guardando la partitura: il metronomo di Pasculli era 120 per 8! note (e non per 4 come l’ amico suonava), e inoltre c ‘ erano dei ppp ed fff vertiginosi che lui provava a rendere, immancabilmente con interruzioni del flusso di suono. Ma chi era dunque questo Pasculli?

Il pezzo mi attirava molto: che metodo utilizzare per impararlo? Holliger, che pure suonava regolarmente in classe, sia l’ oboe che il pianoforte, fra il 1976-79, gli anni in cui ebbi lezione, non suonò mai Pasculli sull’ oboe, salvo accompagnarlo al piano… Come sempre, Holliger continuava a portarci ogni volta brani sconosciuti, contemporanei che lui suonava, o antichi che lui scopriva in giro per le biblioteche nei suoi viaggi ai quattro angoli del mondo, e noi ci lavoravamo, li studiavamo insieme a lui che li analizzava. La classe come bottega, in cui l’insegnante con gli studenti crea un laboratorio di ricerca, dove tutti, compreso l’insegnante, imparano, è anche il metodo delle prime università, come Bologna, o quello dei filosofi greci e delle loro scuole ateniesi.

Oggi Faccio un salto di 45 anni, durante i quali è accaduto di tutto, ma una costante è rimasta: continuo a suonare Pasculli. Grazie a uno studio storico approfondito („Conductors’ tempo choices shed light over Beethoven’s metronome“ di Almudena Martin- Castro e Iñaki Ucar), sappiamo oggi che esistevano due modi di leggere il metronomo Maelzel: uno sopra il contrappeso, più veloce, e uno sotto, circa l’8-10% più lento. Dunque tutto velocissimo… ma possibile!

Questo dettaglio mi ha spinto a riflettere e a indagare oltre, per comprendere meglio Pasculli e il suo tempo, alla luce delle rivoluzioni musicologiche e delle nuove interpretazioni che hanno trasformato il nostro approccio alle partiture. Nel 1980, appena terminati gli studi con Holliger, pubblicai la mia prima registrazione, proprio con opere di Pasculli, per il label “Accord” a Parigi (prima su vinile, poi su CD, Accord CD 149042). Il disco ebbe un grande successo, portando molti altri musicisti a confrontarsi con Pasculli, attratti dal virtuosismo tecnico che la sua musica richiede.

Tuttavia, spesso ho avuto l’impressione che venisse ridotto a puro spettacolo virtuosistico, tralasciandone il senso profondo e le radici stilistiche. Nell’anno del centenario dalla sua morte, mi è sembrato giusto rendere giustizia a Pasculli, non solo come oboista strabiliante, ma anche come compositore raffinato e direttore d’orchestra e della banda municipale di Palermo (1877-1912). Ho quindi avviato un progetto per riunire musicisti, oboisti e ricercatori in un congresso dedicato alla sua figura e alla prassi esecutiva del suo tempo, esplorando nuovi criteri interpretativi. Il fine era analizzare aspetti storici e sociologici, il bel canto, il tempo rubato, l’espressività teatrale e il genere delle parafrasi su temi operistici per strumenti a fiato.

Dopo un lungo lavoro con il comitato scientifico, è nato “Pasculli 100: l’oboe nell’Ottocento tra storia e repertorio” , un simposio internazionale svoltosi a Lugano, nell’Aula Magna del Conservatorio della Svizzera italiana, dal 20 al 22 settembre 2024. L’obiettivo era coniugare ricerca storica e esigenze dei musicisti contemporanei, avvicinandoci a un’esecuzione più autentica e consapevole. Il comitato scientifico che ho assemblato, che ringrazio di cuore, cui devo moltissimo per il grande supporto e la qualità del dialogo, era formato da:

  • Massimo Zicari (Conservatorio della Svizzera italiana)
  • Anna Tedesco (Università di Palermo)
  • Giovanni Paolo Di Stefano (Conservatore Rijksmuseum Amsterdam)
  • Omar Zoboli (Conservatorio della Svizzera italiana)  

Gli interventi erano di studiosi di grande fama e nello stesso tempo esperienza strumentale:

  • Geoffrey Burgess Eastman School of Music Philadelphia
  • Franco Cesarini compositore e rinomato direttore internazionale di Bande sinfoniche
  • Alfredo Bernardini Mozarteum Salzburg
  • Rachel Becker Boise State University Idaho
  • Costantino Mastroprimiano conservatorio di Perugia
  • Renato Meucci Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Roma più una invitata d’ onore:
  • Grazia Pezzini, l’ ultima nipote di Antonino Pasculli, ancora vivente!

Di seguito il concentrato degli argomenti delle conferenze: troverete più dettagli nel programma del congresso (in allegato). Grazia Pezzini ci ha introdotto nel mondo di nonno “Nino“ , e raccontato fra l’ altro, anche di come insegnò a nuotare a sua mamma Concetta, che insieme alla sorella Laura, vedete sulla foto di me a Palermo nel 1984. E di come le fece studiare all’ università, cosa non evidente nella Sicilia di 100 anni fa!

Anna Tedesco, musicologa e docente al DAMS di Palermo, ha tracciato un ritratto affascinante di Pasculli, collocandolo nella vivace scena musicale italiana e siciliana dell’Ottocento. In un’epoca dominata dal teatro d’opera, Pasculli si distinse non solo come virtuoso dell’oboe, ma anche come compositore e riformatore, elevando la banda municipale di Palermo a un ensemble di altissimo virtuosismo e di qualità professionale, che promuova la musica tra le classi meno abbienti.

Massimo Zicari, del Conservatorio della Svizzera italiana, ha esplorato le prassi esecutive ottocentesche, evidenziando tecniche vocali come il portamento, il vibrato e il tremolo, che anche gli strumentisti cercavano di emulare per avvicinarsi alla voce umana.

Franco Cesarini, direttore della Civica Filarmonica di Lugano, ha invece analizzato l’evoluzione degli organici bandistici e il ruolo cruciale degli arrangiatori nel preservare il repertorio storico.

Alfredo Bernardini, celeberrimo oboista barocco-classico, ha sottolineato come la costruzione dell’oboe dell’epoca mirasse a esprimere una vocalità intensa, evidente nelle opere di Pasculli, che non si limitava a trascrivere melodie ma le reinterpretava con profonda sensibilità.

Un intervento che pare sia stato molto apprezzato, è stato anche quello della mia presentazione della “Raccolta progressiva di studi, melodie ed esercizi“ di Pasculli. Questa raccolta, che pubblicheremo prossimamente, rivela non solo la sua anima musicale, ma anche la sua visione pedagogica, offrendo un interessante campo di studio sullo stile di insegnamento della sua epoca.

Costantino Mastroprimiano, pianista esperto di strumenti storici oltre che moderni, nonchè abile improvvisatore, ha discusso e fatto esempi sul rubato e sulla problematica della notazione e della sua interpretazione, evidenziando come le “libertà” ritmiche dell’epoca conferissero umanità alla musica, oggi spesso sacrificata da interpretazioni metronom icamente rigide.

Geoffrey Burgess ha approfondito lo sviluppo tecnico dell’oboe, mostrando come influenzasse direttamente la composizione e l’espressività musicale.

Rachel Becker ha aggiunto una prospettiva teatrale, spiegando come il virtuosismo di Pasculli nelle fantasie d’opera animasse i personaggi e le emozioni del dramma lirico.

Giovanni Paolo di Stefano, curatore al Rijksmuseum, ha poi sottolineato l’importanza di preservare gli strumenti storici attraverso il dialogo tra conservatori e musicisti.

Renato Meucci, dell’Accademia di Santa Cecilia, ha affrontato il tema del diapason comune, unificato nell’Ottocento per agevolare l’interoperabilità tra bande e orchestre.

Ricostruire una prassi esecutiva storica si rivela quindi una interessante sfida tra partiture da rileggere storicamente, trattati ambigui da valutare… ma con il supporto di registrazioni oggi nuovamente disponibili di pianisti e compositori, già dal 1890, che dopo il 1906, grazie al livello tecnico sempre migliore, rendono un ‘idea abbastanza precisa e affascinante del modo di suonare e cantare tardo romantico..

E come ricordava Bruce Haynes, curiosità e ricerca critica permetteranno ai „musicisti esploratori“ di superare continuamente la rigidità della tradizione che si riafferma, offrendo interpretazioni sempre vive e coinvolgenti. Il passato non è quindi solo storia, ma un’opportunità per reinventare e far risplendere la musica attraverso il nostro gusto e la sensibilità, oggi.

Stiamo lavorando col comitato per la pubblicazione degli Atti, del congresso che avverrà probabilmente nell’ autunno 2025. Alla fine, i 60 e più partecipanti hanno espresso entusiasmo e soddisfazione per l’ evento, per le informazioni uscite nelle conferenze, per i contatti coi referenti che hanno anche suonato vari brani su strumenti originali dell’ epoca, compresi quelli dello stesso Pasculli (in mio possesso, come regalo delle figlie), e discusso animatamente, ma sempre con profondo rispetto e senso dell’humour.

Il mio auspicio è che il lavoro, basandosi sulle nuove informazioni, venga continuato e allargato a tutto il repertorio fra ‘800 e ‘900 con workshops e ricerche sul campo nei conservatori e nelle università, con oboi moderni e oboi storici. A questo proposito sono disponibile a dare supporto con informazioni o anche a realizzare insieme workshops sull’interpretazione storicamente informata della musica dell’800 e anche del 900 (oramai anche „antica“).  

A questo link troverete:

  • programma congresso con gli abstracts completi
  • registrazioni storiche con Tempo rubato, belcanto
  • strumenti di Pasculli’sFoto
  • momenti del congresso
  • foto congresso